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Cat-nat a pieno regime: ma è assicurata solo un'impresa su sette

L'obbligo di polizza catastrofale è ormai operativo per quasi tutte le imprese, ma i dati ANIA fotografano un ritardo enorme: circa l'85% delle aziende italiane resta scoperto.

Grafica radar con blip colorati: il monitoraggio del rischio catastrofale

Il calendario dell'obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali si è ormai chiuso per quasi tutte le categorie. Dopo le grandi imprese (2025), le medie e le micro-piccole, anche le ultime attività che avevano beneficiato delle proroghe del Milleproroghe — turismo, bar e ristoranti — sono entrate nell'obbligo dal 31 marzo 2026. Unica eccezione rimasta: pesca e acquacoltura, con termine spostato al 31 dicembre 2026.

Il punto è che l'adeguamento reale non ha seguito il calendario normativo: secondo le stime ANIA circolate nelle ultime settimane, solo il 15% circa delle imprese italiane risulta effettivamente coperto contro sisma, alluvione, frana, inondazione ed esondazione.

Perché conviene non aspettare

La norma non prevede multe dirette, e questo ha alimentato la percezione che l'adempimento sia rinviabile. Le conseguenze però sono concrete: esclusione da contributi e agevolazioni pubbliche (dalla Nuova Sabatini ai bandi per la transizione digitale), nessun ristoro straordinario in caso di calamità, valutazione negativa nei processi di affidamento bancario e possibili profili di responsabilità degli amministratori sul piano della corretta gestione societaria.

Per le imprese che devono ancora muoversi, il consiglio è di non fermarsi al minimo di legge: franchigie, scoperti e massimali variano molto tra le offerte, e la polizza cat-nat va integrata nel quadro complessivo delle coperture aziendali, non trattata come un adempimento isolato.